(AsiaNews) Giù le mani dai santuari cristiani in Terrasanta

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Custodia di Terra Santa:
I santuari cristiani appartengono alle Chiese”


Ambiguità arabe e israeliane mettono in ombra il pieno diritto di proprietà delle Chiese sui Luoghi Santi.


AsiaNews 29 Novembre 2004

Gerusalemme (AsiaNews) – “I santuari cristiani appartengono alle rispettive Chiese ed Enti ecclesiastici che ne sono i proprietari”. Lo precisa una nota della Custodia di Terra Santa pervenuta ad AsiaNews.


La dichiarazione della Custodia vuole fugare dubbi sulla cosiddetta “appartenenza araba dei Luoghi Santi”, specialmente di quelli in territori di competenza dell’Autorità palestinese.


Nei giorni scorsi durante un convegno svoltosi ad Amman su “Minacce e prospettive per la sopravvivenza dei santuari musulmani e cristiani in Palestina” – promosso dall’Organizzazione islamica dell’educazione, scienze e cultura (ISESCO) e da enti kuwaitani e giordani – padre Hannah Kildani, sacerdote giordano, rappresentante del Patriarcato latino di Gerusalemme, aveva affermato che “i santuari cristiani [in Terra Santa, ndr] appartengono non solo a noi cristiani ma a tutti gli arabi, musulmani o cristiani”.


La nota della Custodia afferma che i santuari cristiani della Terra Santa “in senso simbolico potrebbero anche essere guardati come Patrimonio spirituale dell’umanità”, ma tutto questo deve avvenire “senza lesione alcuna del diritto patrimoniale dei propri titolari surriferiti”.


Sul senso di tale precisazione, AsiaNews ha domandato spiegazioni a P. David Jaeger, francescano di Terra Santa e giurista. P. Jaeger ha così precisato: “Le ambiguità delle dichiarazioni riportate dalla Giordania potrebbero prestare il fianco a possibili manipolazione e interpretazioni in tutta la Terra Santa. Proprio in questi giorni la Chiesa cattolica sta cercando di ottenere la revoca di una legge israeliana che le impedisce l’accesso ai tribunali a difesa delle proprietà sacre dei santuari. Occorre che sia riconosciuto il pieno diritto di proprietà della Chiesa sui santuari. Altrimenti è una sfida al diritto di proprietà”.