(AsiaNews) Cina: qualche novità in un quadro immutato

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 1 Marzo 2005 CINA – VATICANO


Nuovi regolamenti religiosi: qualche novità dentro al controllo di sempre


di Bernardo Cervellera


Intervista a Anthony Lam, profondo studioso ed esperto sulla Chiesa in Cina. Il dott Lam è membro dell’Holy Spirit Study Centre, un centro accademico di studi della diocesi di Hong Kong.



Hong Kong (AsiaNews) –  Con oggi, 1° marzo 2005,  il governo cinese  mette in atto i nuovi regolamenti sulle religioni, che sostituiscono tutti i regolamenti varati finora. Secondo il Consiglio di stato che li ha prodotti, essi saranno uno strumento per “proteggere la libertà religiosa”. AsiaNews, ha già presentato una sua analisi dei nuovi regolamenti  (Cfr Nuovi regolamenti per il controllo delle religioni  – 20 dic. 2004 e Nuovi regolamenti sulle religioni: qualche novità, ma tutto è come prima – 12 gennaio 2005 )


Quest’oggi abbiamo chiesto a un esperto di valutarne tutta la portata, intervistando il dott. Anthony Lam, dell’ Holy Spirit Study Centre della diocesi di Hong Kong. Secondo il dott. Lam,  vi sono alcuni spiragli di novità sulla possibilità di ricorso contro gli abusi dell’Ufficio Affari religiosi e  sulla personalità giuridica degli organismi religiosi, che con questi decreti possono essere riconosciuti proprietari di edifici e terreni. Ma c’è ancora molta strada da fare per ottenere una legge sulle religioni: Pechino preferisce emanare regolamenti per controllare di più l’ondata di rinascita religiosa che scuote il paese.


Ecco l’intervista completa di AsiaNews al dott. Anthony Lam


Cosa c’è di davvero nuovo in questi nuovi regolamenti?


Tutti i punti che restringono la libertà delle religioni (ad esempio la possibilità di svolgere attività religiose in modo indipendente dallo stato) sono riaffermati e non c’è niente di nuovo.


Due punti però sono nuovi: anzitutto il cap 6, sulla responsabilità legale dell’Ufficio affari religiosi. Se i responsabili abusano della loro autorità, è possibile fare causa contro di loro e appellarsi alla Corte suprema. L’altro elemento nuovo è la  capacità delle religioni di possedere proprietà. Finora i corpi religiosi non erano riconosciuti come personalità giuridiche. Lo stato donava un pezzo di terra per costruire templi o chiese. Ma oggi cattolici, buddisti, taoisti, ecc. hanno il diritto legale di possedere terreni ed edifici.


Questo è molto importante. Nel XIX secolo o nel XX la Chiesa cattolica ha comprato molti pezzi di terra. A Shanghai, per esempio, la chiesa aveva comprato un terreno di almeno 1 kmq nella zona di Xujiahui (che ora è divenuta una zona molto centrale). Il valore attuale di quel terreno è di decine miliardi di yuan (pari a miliardi di euro). Se la Chiesa riesce a dimostrare la proprietà di questi terreni può al limite chiedere un compenso appellandosi al governo.


Vi sono anche tutti i problemi legati agli istituti religiosi stranieri che avevano possedimenti in Cina e vorrebbero trasferirli alle chiese locali…


Questo era già possibile in passato. Le Missioni Estere di Parigi (Mep), ad esempio,  sono riusciti a trasferire i loro possedimenti alla diocesi di Shanghai, altri nello Yunnan. A causa delle requisizioni ed espropri avvenuti durante il maoismo, di solito succede che i terreni sono già posseduti da qualcuno. In tal caso le chiese domandano almeno un compenso riparatorio.


Cosa cambia della vita delle religioni con questi nuovi regolamenti?


Quasi nulla. La maggior parte dei regolamenti stilati esiste già. L’unica cosa è che questi nuovi regolamenti sono a livello nazionale. Ciò costringe le diverse province ad aggiornare la loro politica religiosa in accordo con i nuovi regolamenti. E’ una sistemazione a livello nazionale.


Perché lo stato continua a produrre regolamenti e mai una legge sulle religioni?


Per tenere le religioni sotto controllo. L’interpretazione di una legge cade sotto il controllo del Congresso nazionale del popolo (il parlamento cinese). Invece i regolamenti sono sotto l’egida del Consiglio di stato, e cioè il governo stesso. Il Congresso, almeno in teoria, ha il potere di sfidare il governo centrale. Se ci fosse una legge sulle religioni, membri del Congresso potrebbero fare le pulci al modo in cui interpretare le leggi. Con i regolamenti si previene la possibilità di discutere e interpretare la politica religiosa.


Se la Cina promulga una legge, non potrebbe avere più il controllo sulle religioni e sarebbe anche bersagliata dalla comunità internazionale se le leggi sono contro i diritti umani. Con i regolamenti lo stato mantiene nelle sue mani l’interpretazione e il controllo.


In Cina vi è una enorme rinascita religiosa: oltre la metà della popolazione pratica un culto o una religione. I nuovi regolamenti sembrano non cogliere questa novità della società cinese…


Penso che il governo non voglia proprio entrare nella questione religiosa e sul suo valore per la Cina. A Pechino basta regolamentare le religioni dall’esterno, come delle attività qualunque, senza dare nessun giudizio di valore o disvalore: è un modo neutrale per controllarle e non sbilanciarsi.