ACS: Perchè mi perseguiti?

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Aiuto alla Chiesa che soffre, Perché mi perseguiti? Libertà religiosa negata, luoghi e oppressori, testimoni e vittime, Ed. Lindau, pp. 176; ISBN: 978-88-7180-934-2 , euro 10,00

 

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Al 70% della popolazione mondiale è negata la libertà religiosa, di coscienza e di pensiero. È quanto si apprende da «Perché mi perseguiti? Libertà religiosa negata, luoghi e oppressori, testimoni e vittime», recentemente pubblicato dall’Opera di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS). Il volume – edito da Lindau – raccoglie i dati presentati nel «Rapporto 2010 sulla Libertà religiosa nel mondo» (realizzato ed edito da ACS che lo ha presentato alla stampa nel novembre scorso), ma senza limitarsi ad esserne una mera sintesi. Si tratta infatti – come spiega il direttore di ACS-Italia, Massimo Ilardo – «di un vademecum sulla libertà religiosa nel mondo e sul diritto fondamentale – troppo spesso ignorato, violato o rimosso – di credere, di vivere e di manifestare la propria fede o credenza, senza discriminazioni».
Non solo dati, dunque, ma anche e soprattutto riflessioni in linea con l’importante compito di formazione al valore della libertà religiosa come diritto naturale dell’uomo, da sempre svolto dall’Opera. Tale diritto è oggi negato in molte parti del mondo a fedeli di ogni credo: cristiani, ebrei, indù, musulmani, buddisti o diversamente credenti. E sbaglia chi ritiene che il liberale Occidente sia al riparo da forme di restrizione o emarginazione delle fedi, come testimonia, ad esempio, la norma francese che proibisce alle ragazze musulmane di indossare il velo, ai cristiani di indossare croci troppo visibili e ai sikh il turbante.
Il Sussidio è rivolto a chi desidera conoscere ed essere informato su questo tema, a chi svolge un servizio di formazione e catechistico nelle parrocchie, nelle scuole pubbliche e private, nei seminari e nelle università, ma anche e soprattutto agli operatori e ai professionisti della comunicazione «ai quali – spiega Ilardo – spetta il diritto-dovere di informare, aiutare a capire, offrire opportunità e momenti di riflessione, di dialogo e di coinvolgimento aperti a tutti, senza preclusioni o esclusioni». La premessa – dal significativo titolo «Perseguitati perché testimoni – Libertà di credere: chi non la vuole?» – fornisce una panoramica mondiale delle negazioni della libertà religiosa, esponendo in box riassuntivi i risultati di alcune ricerche; secondo i dati forniti da “Amnesty International”, da almeno due decenni il cristianesimo sembra essere la religione più perseguitata del mondo. I cristiani messi a morte ammontano a ben 12.692. Di questi, 5.343 sono sacerdoti e seminaristi, 4.872 religiosi e religiose, 126 vescovi e 2.351 laici.
Nella Sezione «Libertà religiosa… Cioè. Ricadute e conseguenze a livello individuale e comunitario» sono elencate le diverse forme – assai concrete – in cui questo diritto si declina sia a livello individuale che comunitario. Tra di esse c’è la libertà di convertirsi a un’altra religione, quella di poter pregare e disporre di un luogo di culto. I due capitoli successivi sono estremamente legati. Se «Testimonianza e martirio – Gesù, Parola di Dio, radice della nostra fede» sottolinea la valenza spirituale e comunitaria attraverso citazioni tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento, lo spessore “spirituale” e carismatico che il tema del rispetto della libertà religiosa ha per “Aiuto alla Chiesa che Soffre” fin dagli anni ’60, è messo in evidenza nella parte intitolata «Cristiani perseguitati e martiri. L’amore di Dio, fondamento della speranza che è in noi», contenente alcuni frammenti dalle «Direttive Spirituali» del fondatore di ACS, padre Werenfried van Straaten. «La nostra Opera – scrisse in una delle lettere che per oltre 50 anni hanno aperto il Bollettino-ACS «L’Eco dell’Amore» – vi offre la possibilità di condividere il dolore di Gesù. Tramite noi, siete in grado di alleviare la Sua Via Crucis, come Veronica e Simone di Cirene, e di stare ai piedi della Sua croce, come Maria e Giovanni. Non sottraetevi a questo compito. Perché nulla è più terribile del disinteressarsi di Gesù sofferente nella Sua Chiesa. E nulla è più prezioso del consolare Gesù abbandonato nei Suoi fratelli perseguitati».
 
Tratte dall’Edizione 2010 del Rapporto ACS sulla libertà religiosa nel mondo, chiude il Sussidio una selezione di 21 Schede di Paesi in cui le persecuzioni sono più diffuse, acute e violente e dove ACS è presente con Progetti a sostegno della Chiesa locale. Dall’Afghanistan al Vietnam le violazioni alla libertà religiosa sono fotografate anche attraverso gli spazi intitolati «Testimoni, volti, avvenimenti». In quello dedicato all’Egitto sono pubblicati alcuni passaggi del discorso pronunciato da Giovanni Paolo II nel 2000 durante il suo Pellegrinaggio al Monte Sinai; negli altri ci sono testimonianze di uomini e donne di fede che, spesso a costo della vita, hanno operato nei Paesi sui quali è pubblicata la Scheda. Sono ricordati padre Angelo Maggioni, missionario del PIME ucciso nel Bengala, il vescovo cambogiano Joseph Chhmar Salas, morto di sfinimento e di fame nella pagoda di Teuk Thla trasformata in ospedale, l’eritrea Hana Hagos Asgedom arrestata due anni fa insieme ad altri 15 studenti dell’Università di Mai-Nehfi per aver partecipato a un gruppo di studio sulla Bibbia e morta in carcere il 24 gennaio 2010.

 

Quando la libertà religiosa è negata

di Luca Negri, per ragionpolitica.it
giovedì 21 luglio 2011
 

Avete deciso una meta esotica per le vostre vacanze? Cina? India? Egitto? (nonostante le turbolenze degli ultimi mesi, le spiagge di Sharm el Sheikh sono pronte ad ospitarvi), Turchia? O l'isola di Cuba?. Forse vi interessa sapere che in questi paesi, come in molti altri, c'è ben poco rispetto per l'elementare diritto umano di praticare liberamente la religione che si preferisce.

Se non avete già prenotato e dovete ancora scegliere la meta, fareste meglio a leggere prima un «sintetico vademecum» dedicato alla libertà religiosa negata. Perché mi perseguiti?, edito da Lindau, è stato compilato dall'Opera di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre (ACS), fondata nel 1947 dal sacerdote olandese Werenfried van Straaten. Ci ricorda che circa il 70% della popolazione mondiale è sottoposta «a pesanti limitazioni alla libertà di religione, di coscienza e di pensiero», raccoglie dati provenienti da fonti differenti e non solo cattoliche, racconta la situazione dei 21 paesi dove «le violazioni e le persecuzioni sono più diffuse, acute e crudeli». Spesso contro i fedeli di Cristo, dato che – lo riconosce Amnesty International – «da almeno due decenni il cristianesimo sembra essere la religione più perseguitata del mondo».

Non stupisce troppo che ciò avvenga in Afghanistan, Bangladesh, Cambogia, Corea del Nord e del Sud, Eritrea, Sudan, Indonesia, Iran, Iraq (dove la caduta di Hussein non ha migliorato la situazione), Malaysia, Vietnam, Myanmar, Nigeria, Pakistan (ce lo ricorda la storia di Asia Bibi). Ma in Algeria non si può dare un nome cristiano ai neonati, pena la mancata iscrizione all'anagrafe (sembra cosa da poco, ma il diavolo si nasconde nei dettagli). Nel Venezuela di Chávez l'insegnamento religioso è proibito nelle scuole pubbliche, vengono regolarmente confiscati beni ecclesiastici ed è in corso un «esplicito giro di vite sull'attività missionaria».

E che dire delle possibili mete vacanziere? In Cina esiste la Chiesa, controllata dal partito comunista, l'Associazione Patriottica dei Cattolici Cinesi. Quella fedele al Papa opera in clandestinità ed i suoi membri subiscono arresti, detenzioni nei «centri di rieducazione», torture, condanne a morte.

A Cuba le cose vanno meglio di qualche tempo fa; nonostante più di cinquant'anni di ateismo di Stato, vi sono oltre 6 milioni di cattolici (la metà dell'intera popolazione). Però la Chiesa non ha accesso ai mezzi di comunicazione; meglio non si converta anche l'altra metà dell'isola dopo il tramonto del comunismo.

In India la Costituzione garantisce sulla carta la libertà religiosa ma in vari Stati sono in vigore leggi «anticonversione» dall'Induismo che prevedono fino a cinque anni di reclusione. Inoltre gli estremisti indù esercitano «violenza contro persone, case, scuole e luoghi di culto cristiani» (qualcuno ricorda la tragica «caccia al cristiano» del Natale 2007 nello stato di Orissa? Avvenne sotto gli occhi impassibili delle forze dell'ordine).

In Egitto i cristiani sono cittadini di seconda classe, «scartati dai posti chiave dell'esercito, della polizia e delle università». E per finire, in Turchia «si sta sviluppando un aspro clima anticristiano frutto di un'alleanza tra un nazionalismo esasperato e la reislamizzazione della società». L'assassinio di don Andrea Santoro nel 2006 e quello nel 2010 di monsignor Luigi Padovese, presidente della Conferenza Episcopale turca, sono campanelli d'allarme da non trascurare. Forse è meglio restare a casa quest'estate. E pregare per chi non può farlo senza rischiare il carcere o peggio.