J. Loredo: il movimento pro-vita… utile anche sul caso Alfie

Lascia un commentoVita

Le associazioni “Tradizione Famiglia e Proprietà” sono realtà cattoliche nate negli anni ‘60 in Brasile sotto la guida del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, già presidente dell’Azione Cattolica nazionale e deputato per la Lega Elettorale Cattolica.

Tra le campagne pro-life condotte in oltre cinquant’anni di attività ricordiamo ad esempio l’italiana “Generazione voglio vivere”, associazione legata alla TFP italiana attiva da una quindicina di anni e che, ad esempio, pochi mesi fa ha raccolto oltre 12000 firme a favore dell’obiezione di coscienza per i medici antiabortisti.

Abbiamo parlato con Julio Loredo​, attuale presidente dell’Associazione Tradizione Famiglia e Proprietà italiana.

Il 19 gennaio, a Washington DC si è tenuta l’annuale marcia per la vita, che ha portato oltre 100000 cittadini americani a manifestare a favore del diritto alla vita e contro Roe vs. Wade. Anche la TFP americana era presente alla March for Life, come nelle edizioni precedenti. Quanto è importante per Tradizione Famiglia e Proprietà partecipare al più importante evento pro-life al mondo?

L’esperienza mostra che molte persone non si impegnano nella difesa della vita, o in altre buone cause, non tanto perché la pensino diversamente bensì perché non hanno il coraggio di “rompere il ghiaccio”, cioè di mettersi contro un ambiente che ritengono sia loro ostile, o quantomeno indifferente. Quando, invece, vedono qualcuno che si fa avanti e proclama senza paura i propri ideali, sfidando il consenso, prendono coraggio e applaudono, concordano, perfino si aggregano alla lotta.
Ecco il valore inestimabile di ciò che oggi chiamano “testimonianza”, ma che io preferirei chiamare col nome tradizionale: militanza. Le brave persone non sono poche. A molte di loro, però, manca il coraggio di manifestarsi pubblicamente.
Noi dobbiamo dare l’esempio. Questo, d’altronde, è il ruolo delle minoranze attive: dare l’esempio affinché le persone buone ma intimorite possano farsi avanti.

(altro…)

Il Papa parla di Alfie e di… Lambert

Lascia un commentoPapa,Vita

Chi è Lambert?
Le odierne democrazie totalitarie ammazzano i malati. Il Pontefice parla di Alfie ma anche di Vincent Lambert: “i malati vanno curati“.

Affido alla vostra preghiera le persone, come Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, e altre in diversi Paesi, che vivono, a volte da lungo tempo, in stato di grave infermità, assistite medicalmente per i bisogni primari. Sono situazioni delicate, molto dolorose e complesse. Preghiamo perché ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari, con grande rispetto per la vita“.

I medici dicono che Vincent Lambert deve morire di fame e di sete

Da anni i genitori, che sono ogni giorno accanto al figlio e che la stampa francese dileggia definendoli “cattolici integralisti”, accusano l’ospedale di non curare più il figlio

I medici dell’ospedale francese CHU Sébastopol di Reims tornano alla carica e insistono: Vincent Lambert deve morire di fame e di sete.
È arrivato lunedì in serata l’ultimo capitolo di una lunga battaglia legale sul corpo di un tetraplegico 41enne che, se pur gravemente handicappato, non si può in alcun modo definire in fin di vita o “vegetale”, come scritto da molti giornali francesi.
Dopo cinque mesi di procedura collegiale, i medici guidati dal dottor Vincent Sanchez hanno concluso che continuare a nutrire e idratare Vincent Lambert costituisce una «ostinazione irragionevole».

Il caso di Vincent Lambert ha fatto il giro del mondo. L’uomo è entrato e uscito dal coma nel 2008, a 32 anni, in seguito a un incidente d’auto. Attualmente è in stato di coscienza minima e secondo numerose perizie può migliorare la sua condizione medica. Nonostante abbia subìto danni al cervello irreversibili, Vincent respira in modo autonomo, non è attaccato a nessuna macchina e risponde agli stimoli. Nel 2013 la moglie Rachel, che da anni non vive più in Francia accanto a Vincent, ha fatto interrompere l’alimentazione al marito senza informare nessuno. Quando i genitori l’hanno scoperto per caso, hanno ordinato ai medici di ricominciare a nutrirlo. Ne è nata una battaglia legale che continua da allora.

(altro…)

Nuovo e-book gratis: La filosofia nel suo sviluppo storico (vol. 3)

Lascia un commentoAggiornamenti,Fede e ragione

13 aprile 2018

Il nuovo e-book gratuito è scaricabile gratuitamente
su www.totustuus.es

La filosofia nel suo sviluppo storico
Dal secolo XIX ai nostri giorni
(per i licei)

Un utile strumento per contrastare le bugie diffuse dagli insegnanti ai nostri figli.

“Si accentua, soprattutto attraverso l’illuminismo inglese e francese, l’esigenza di un umanesimo sempre più laico: autonomia delle scienze, della storia, della filosofia, ecc.; autosufficienza dell’uomo, artefice esclusivo del suo mondo, quello che egli stesso si costruisce con l’uso della ragione e della esperienza, senza alcuna dipendenza dalla religione

(altro…)

Gender diktat: vigilare anche sui catechismi?

1 CommentoChiesa,Teorie di genere - omosessualismo

Il caso del catechismo che propone una coppia di papà omosessuali.
LA REPLICA A ELLEDICI

Giovanni, Fabio e il bimbo X:
quel catechismo è ancora più ambiguo

La Nuova BQ risponde a Elledici sul caso del catechismo che contiene una immagine che in molti avevano scambiato per una coppia gay.
Abbiamo fatto quanto ci ha consigliato la casa editrice e lo abbiamo letto. Ebbene: quei due papà non si capisce chi abbiano per figli, non hanno moglie, la stessa casa editrice salesiana cade in errore nel descriverli e poi cancella la data di pubblicazione.
Ce n’è abbastanza per definire ambigua quell’immagine e per giustificare i sospetti del web. Bisognerà farsene una ragione.

“Sarebbe stato sufficiente leggere”, dice il direttore generale Elledici Valerio Bocci alla Nuova BQ nel comunicato-smentita.Il caso è quello della nostra presunta intereptazione del catechismo che poteva mostrare una coppia gay in copertina e che aveva fatto inalberare il web.

Leggiamo, dunque. E partiamo dalla lettura più istintiva di quell’immagine. Due uomini e due bambini, entrambi avvinghiati ad uno dei due. Chiunque lo sospetterebbe perché è un’immagine che parla da sola, soprattutto se non è accompagnata da alcuna didascalia.
Non perché è maliziosa, ma perché è cambiato ormai il contesto culturale vittima di un bombardamento mediatico, di immagini e di riferimenti che hanno portato a pensare che l’omosessualità sia una variante della sessualità umana.
Anche in ambito cattolico.

Siamo giornalisti e sappiamo che le immagini parlano senza bisogno di ulteriori spiegazioni. La casa editrice dei salesiani potrebbe prenderne atto, al di là della malafede che nessuno le ha mai attribuito.

(altro…)

Guai al vescovo che dice la verità sull’omosessualità

Lascia un commentoMatrimonio e Famiglia

Invitato in una scuola, il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti, ha risposto anche a domande sull’omosessualità riproponendo l’antropologia cristiana. E puntuali sono arrivati i fulmini dell’Arcigay con il solito sistema: intimidire per far tacere.

Il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti, ha incontrato lo scorso 7 marzo gli studenti di una scuola pubblica, l’Ipsia “Cremona”, ed ha parlato anche di omosessualità. «La tendenza omosessuale non è peccato – ha precisato il presule – ma qualcosa di disordinato rispetto all’ordine della natura. Non sarà quella la strada che ti farà felice. Ci sono anche degli omosessuali cristiani che con fatica accettano di dire ‘sono in questa condizione, non la voglio, accetto di non assecondare questo orientamento, di viverlo come un affetto, un’amicizia, di non dargli una stabilità sessuale’. Questa è una fatica, certo, la vita è fatta anche di fatica, ma c’è una situazione di omosessuali cristiani che fanno delle scelte che alla fine li rendono contenti».

(altro…)

Sinodo dei giovani. Ma chi l’ha scritto quel documento?

1 CommentoChiesa

Ho letto il documento che i giovani hanno consegnato al papa in vista del sinodo dei vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Ne ho ricavato l’impressione di un testo vecchio nel linguaggio e nei contenuti, come se fosse stato prodotto non da giovani d’oggi, ma da qualcuno che è stato giovane mezzo secolo fa e non è ancora uscito da certi schemi e da certi complessi.

In apertura si dice che il documento “rispecchia le specifiche realtà, personalità, credenze ed esperienze dei giovani del mondo” ed è “volto a fornire ai vescovi una bussola che miri ad una maggiore comprensione dei giovani”. Ma pagina dopo pagina si nota che le riflessioni, “scaturite dall’incontro di più di trecento giovani rappresentanti da tutto il mondo” e con “la partecipazione di 15 mila giovani collegati online attraverso gruppi Facebook”, trasmettono l’idea di una Chiesa ridotta a organizzazione sociale, preoccupata più che altro di scusarsi per non essere sufficientemente al passo con i tempi. E dal punto di vista linguistico certe espressioni sembrano prese di peso dal repertorio di papa Francesco.

Andiamo con ordine. Dopo aver sostenuto che “i giovani cercano il senso di se stessi in comunità che siano di sostegno, edificanti, autentiche e accessibili, cioè comunità in grado di valorizzarli”, il documento afferma: “A volte sentiamo che il sacro sembra qualcosa di separato della vita quotidiana. Molte volte la Chiesa appare come troppo severa ed è spesso associata ad un eccessivo moralismo. A volte, nella Chiesa, è difficile superare la logica del “si è sempre fatto così”. Abbiamo bisogno di una Chiesa accogliente e misericordiosa”.

(altro…)

Come vivere la Settimana Santa

Lascia un commentoDevozione

Se i Santi sono i testimoni del Vangelo vissuto, ognuno con la propria inconfondibile impronta, i Santi Padri della Chiesa sono coloro che hanno anche donato insegnamenti la cui profondità dottrinale e spirituale è inesauribile.
I Padri della Chiesa, a differenza di tanti teologi del Novecento e del Duemila, non volevano essere originali e/o alternativi, loro obiettivo era esclusivamente di porsi al servizio di Cristo, della Chiesa e, dunque, della Verità rivelata, ed è per questo che il loro dire rimane autorevole e non conosce vecchiaia.

È per tale ragione che desideriamo riprendere alcuni loro pensieri e proporli per la Settimana Santa, la Settimana del Crocifisso, dove al centro sta appunto Cristo prima (Passione), durante (Crocifissione), dopo (Deposizione e Santo Sepolcro) la Santa Croce, della quale nessun credente può vergognarsene, perché segno di amore indefettibile, di vittoria contro il peccato e la morte, e segno della più grande libertà. «Nessuno, dunque, si vergogni dei segni sacri e venerabili della nostra salvezza, della croce che è la somma e il vertice dei nostri beni, per la quale noi viviamo e siamo ciò che siamo. Portiamo ovunque la croce di Cristo, come una corona. Tutto ciò che ci riguarda si compie e si consuma attraverso di essa. Quando noi dobbiamo essere rigenerati dal battesimo, la croce è presente; se ci alimentiamo di quel mistico cibo che è il corpo di Cristo, se ci vengono imposte le mani per essere consacrati ministri del Signore, e qualsiasi altra cosa facciamo, sempre e ovunque ci sta accanto e ci assiste questo simbolo di vittoria. Di qui il fervore con cui noi lo conserviamo nelle nostre case, lo dipingiamo sulle nostre pareti, lo incidiamo sulle porte, lo imprimiamo sulla nostra fronte e nella nostra mente, lo portiamo sempre nel cuore. La croce è infatti il segno della nostra salvezza e della comune libertà del genere umano, è il segno della misericordia del Signore che per amor nostro si è lasciato condurre come pecora al macello (Is. 53,7; cf. Atti, 8, 32)» (San Giovanni Crisostomo, Commento al Vangelo di san Matteo, 54, 4-5).

(altro…)

A quarant’anni dall’aborto in Italia (1978-2018)

1 CommentoVita

L’attenzione di tutti media in Italia si è concentrata in questi giorni sul quarantesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro.
Il 16 marzo 1978, in un agguato a via Fani, l’uomo politico democristiano venne sequestrato e la sua scorta sterminata dalle Brigate Rosse. Il 9 maggio, dopo una prigionia di 55 giorni, il suo corpo fu ritrovato crivellato di colpi nel bagagliaio di un’auto in via Caetani.

Nessuno ha ancora ricordato però che, in quella stessa primavera del 1978 venne discussa e approvata dal Parlamento italiano la legge 194 sull’aborto che, da allora, ha fatto sei milioni di vittime nel nostro Paese.
Nel 1991 il presidente onorario del Movimento per la Vita, Francesco Migliori, rivelò che era stato l’allora segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro che «nel Consiglio Nazionale del 1975 aveva espresso l’opinione che, per non impedire l’incontro con altri partiti popolari (ossia il Partito Socialista e il Partito Comunista n.d.r.) questi problemi dovessero restare nel chiuso delle coscienze», per cui fu proprio l’intervento di Moro che convinse la DC a non impegnarsi nella battaglia anti-abortista degli anni ‘70.

(altro…)

1968: la battaglia continua

Lascia un commentoStoria
Molti gli anniversari che si celebrano quest’anno.
Innanzi tutto il Sessantotto, Rivoluzione bolscevica pianificata, che fece proprie le torbide idee del marchese de Sade.
Poi i cinquant’anni dall’Humanae Vitae, che ribadì provvidenzialmente la proibizione della contraccezione.
Ancora: nel 1978 fu ritrovato il cadavere di Aldo Moro, fautore del compromesso storico, e venne promulgata la legge sull’aborto, che ha provocato oltre sei milioni di morti.
Ma il 1978 fu anche l’anno dei tre Papi, del degrado culturale e morale. E la battaglia di oggi è quella di ieri…

(altro…)

Caro Mario, continueremo a non tacere

2 CommentiVita

Utilizzo sempre un segnalibro che la Casa Editrice Fede & Cultura aveva fatto stampare subito dopo la prematura scomparsa di Mario Palmaro, dove è raffigurata la copertina del libro “Mario Palmaro. Il buon seme fiorirà”, curato dal suo amico d’anima Alessandro Gnocchi.
Questo segnalibro è prezioso perché mi ricorda il regalo di aver conosciuto un uomo di profonda fede, di grandi capacità professionali e di saggia capacità nel tenere in equilibrio i rapporti umani, senza mai cedere nel difendere principi, verità, giustizia religiosa e civile.
Aveva molti amici e persone che lo stimavano. Anche mio marito Carlo ed io abbiamo potuto godere della sua amicizia, divenuta fondamentale nello scendere in campo per combattere gli stessi ideali: fidarsi reciprocamente permette di lottare con serenità e speranza, confidando che i tuoi obiettivi sono gli stessi dell’amico.

Ma quel segnalibro è anche una presenza spirituale, assai confortante nella battaglia culturale che si prosegue senza sosta, perché, come egli stesso aveva detto: «quando ci accorgiamo che non avremo abbastanza tempo per adempiere al nostro compito, perché il termine di questa vita si avvicina a grandi passi. Altri però continueranno il lavoro iniziato. E non taceranno».

No, continuiamo a non tacere, Carissimo Mario, perché non ci sono migliaia di verità, ma una sola – rivelata 2000 anni fa – e per quella si vive e per quella si è disposti a gridare, anche nel deserto, proprio come fece san Giovanni Battista, perché quel grido noi, che abbiamo la grazia di aver ricevuto il dono della fede (vero e proprio privilegio celeste), benché non raccolto dal mondo […].

Il 22 maggio di 40 anni fa veniva approvata la legge stragista sull’aborto in Italia, che tante infamie e tanti delitti ha causato agli innocenti: 6 milioni di vittime assassinate nel proprio grembo!

Il tuo libro, Carissimo Mario, quello che hai dedicato a tua moglie Annamaria, fu un capolavoro: Aborto & 194. Fenomenologia di una legge ingiusta (Sugarco Edizioni, 2008), una legge che permette alla donna di mettere a morte suo figlio senza spendere un soldo, ma con il prezzo incalcolabile di macchiare la propria anima di un crimine atroce.
Nel prologo hai scritto che l’uomo «può essere “santo o bandito”. Ma poi, alla fine, contano i fatti. E il fatto rimane sempre quello, inesorabilmente. Perché non c’è nulla di più ostinato dei fatti: con l’aborto si uccide».
Questa concreta e raccapricciante realtà la spiegavi con competenza e la spiegavi con il cuore, la illustravi dalla cattedra della tua docenza oppure nelle conferenze o nei tuoi libri e articoli, e persino in piazza, alla Marcia per la vita.

(altro…)