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Ultime News
In primo piano: Benedetto XVI: nel cuore del corpo mistico del Signore
Scritto da admin il 31/07/10
BENEDIZIONE DELLA STATUA RESTAURATA
DELLA "MADONNINA" DI MONTE MARIO IN ROMA
E VISITA AL MONASTERO DOMENICANO
SANTA MARIA DEL ROSARIO
CELEBRAZIONE DELL'ORA MEDIA
E INCONTRO CON LE MONACHE DI CLAUSURA
OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Monastero Domenicano Santa Maria del Rosario 24 giugno 2010
La forma di vita contemplativa, che dalle mani di san Domenico avete ricevuto nelle modalità della clausura, vi colloca, come membra vive e vitali, nel cuore del corpo mistico del Signore, che è la Chiesa; e come il cuore fa circolare il sangue e tiene in vita il corpo intero, così la vostra esistenza nascosta con Cristo, intessuta di lavoro e di preghiera, contribuisce a sostenere la Chiesa, strumento di salvezza per ogni uomo che il Signore ha redento con il suo Sangue.
NESSO TRA LE LETTURE
I testi liturgici di questa domenica ci propongono due modi di vivere e di stare al mondo. C’è il modo di vivere dell’uomo vecchio, e c’è il modo di vivere dell’uomo nuovo (seconda lettura), esiste l’uomo che cerca le cose della terra, e quello che cerca le cose del cielo (seconda lettura), quello per cui tutte le cose sono vanità, e quello per cui tutto è provvidenza di Dio (prima lettura). Il vangelo, da parte sua, oppone la vita di chi calcola tutto nell’avere, ed accumula delle ricchezze per sé, e la vita di chi fonda la sua esistenza sull’essere, ed accumula ricchezze davanti a Dio.
Rosa Goglia, Cornelio Fabro: Profilo biografico cronologico tematico da inediti, note di archivio e testimonianze, Edivi 2010, ISBN 978-88-89231-37-1, pagine 336, Euro 18,00 http://www.corneliofabro.org/
Presentazione
Si racconta che quando San Gaspare Bertoni, fondatore della congregazione degli stimmatini, usciva di casa alla ricerca di libri rari e particolari, i collezionisti e librai di Verona tremavano in cuor loro, perché quell'uomo dal fiuto di un segugio sarebbe subito riuscito a scoprire qualcosa di importante, accaparrandoselo per la biblioteca che stava allestendo nel nuovo convento. Il patrimonio librario allora
in commercio, proveniva spesso dai monasteri soppressi anni prima da Napoleone. La sua ricerca, con un permesso particolare del Papa Gregorio XVI, non si fermava solo a Verona ma i volumi provenivano da Padova, Venezia, Parigi. Manoscritti antichi, incunaboli, edizioni preziose come l'Opera del Baronio edita dal Mansi, e quella del teologo gesuita P. Francesco Suarez.
Mi hanno raccontato che negli anni dell'immediato dopoguerra, anche P. Cornelio Fabro si aggirasse fra le bancarelle di Roma o nei negozietti degli antichi librai alla ricerca di opere rare ed importanti. Erano gli anni in cui le distruzioni della seconda guerra mondiale potevano disperdere nei dimenticatoi più impensati e nell'abbandono più totale libri e testi di grande ricchezza ed importanza. Ed anche per il nostro confratello gli orizzonti della ricerca si aprirono sull'Europa ed oltre, a formare quella preziosissima biblioteca di circa trentamila volumi che ora possediamo.
Quasi spontaneamente ho sempre accostato in questa luce la figura di questo religioso stimmatino al suo Fondatore.
Nelle intenzioni di San Gaspare Bertoni la ricerca non era finalizzata al mero piacere letterario o ad una qualche mania di collezionismo, ma aveva lo scopo di creare i mezzi per una preparazione profonda e completa dei suoi discepoli al compito di evangelizzatori come "Missionari Apostolici". Antonio Bresciani, gesuita, tra i fondatori della rivista Civiltà Cattolica, assicura che «era voce comune in Verona che Don Gaspare fosse, oltre che profondo negli studi teologici, eziandio profondo conoscitore nelle lettere greche, latine e italiane».
E così P. Cornelio. Per lui tutto era guidato dal desiderio profondo, direi quasi dall'ansia, della ricerca su Dio e sull'uomo: nel solco della libertà per la verità e della verità nella libertà.
Mentre con grande gioia accompagno il nascere di questa prima biografia di P. Cornelio Fabro, qui presentata dalla cara e per tanti anni sua fedelissima segretaria Suor Rosa Goglia, vorrei esprimere sinteticamente su di lui un unico pensiero.
Il Fabro filosofo, teologo, saggista, studioso, scrittore, insegnante non può mai essere separato dal Fabro discepolo di Cristo, uomo di profonda spiritualità, religioso e sacerdote.
Le sue riflessioni, le intuizioni filosofiche e teologiche, il mondo del suo sapere sono sempre stati per lui l'anima della sua fede e del suo credere e nel contempo la sua vita spirituale di cristiano era il motore trainante della sua ricerca e del suo lavoro.
Solo in questa cornice si possono comprendere tanti momenti della sua vita, dove con facilità ed estrema naturalezza egli passava dalle cattedre delle università e dai convegni filosofici a livello mondiale, dai momenti di studio e di composizione di saggi, dai dibattiti accesi nei circoli culturali degli amici, al semplice momento di preghiera personale con la recita del breviario o del rosario, alla celebrazione dell'Eucaristia e all'omelia domenicale per i suoi fedeli di Santa Croce al Flaminio, al servizio pastorale del confessionale in Basilica, ai quattro calci al pallone nel cortile dell'oratorio, scambiati con vero tifo calcistico con i ragazzi della parrocchia e ad un buon bicchiere di Piculit o Tocai, vini famosi della sua terra friulana, condivisi in amicizia con i confratelli della sua comunità.
Ai lettori l'augurio che scorrendo queste pagine possano non soltanto conoscere fatti, episodi, curiosità della sua vita, ma anche percepire la passione dello studioso per la Verità e il profondo spirito di un discepolo di Cristo.
Dalla_stampa: Strage, uccise 100 milioni di bambine
Scritto da admin il 28/07/10
Mancano all'appello ben cento milioni di femmine. Lo denuncia un'inchiesta dell'inglese Economist (rilanciata dall'agenzia Zenit il 15 marzo). Il titolo dell'inchiesta britannica, tradotto, suona così: «La guerra contro le bambine; genericidio (Gendercide); uccise, abortite o abbandonate, almeno cento milioni di bambine sono scomparse. E il numero sta aumentando». Il perché è presto detto. Se l'Occidente coccola le sue femmine, crea appositi ministeri perché abbiano pari opportunità e riserva loro «quote rosa» nei posti di comando o in quelli tradizionalmente maschili come le forze armate e la boxe, nel resto del mondo la nascita di una femmina è un dramma.
Per i poveri le figlie femmine sono un peso, perché bisogna trovar loro marito e fornirle di dote. Era così nel mondo precristiano e così è nel mondo che fuori dall'area cristiana è rimasto. In India, per esempio, nelle zone più arretrate ancora oggi non poche donne sono assassinate perché la loro dote è giudicata insufficiente. In Cina è lo stato comunista a provocare l'ecatombe. La politica del figlio unico obbligatorio, per contenere l'espansione demografica, fa sì che i genitori vogliano che tale figlio sia maschio. Ciò, sia per l'antica abitudine (anche da noi si usava augurare «salute e figli maschi») che per un motivo più concreto: è un'assicurazione per la vecchiaia in posti dove il welfare praticamente non esiste.
Prima, per ovviare all'indesiderata nascita femminile, si ricorreva a metodi brutali. Oggi c'è l'ecografia, che è alla portata di tutti, e si ricorre all'aborto. L'Economist calcola che in Cina e nell'India settentrionale le nascite maschili superino quelle femminili di almeno il 20 per cento. Chi ha studiato demografia all'università sa che, a lasciarla fare, la natura sforna alla nascita più maschi che femmine; ma i maschi hanno una mortalità maggiore e le due curve pareggiano solo nelle età fertili, per poi divergere in quelle successive fino a far sì che le femmine superino i maschi. Se si interviene, per così dire, artificialmente sugli equilibri naturali si provocano gli sconquassi ai quali stiamo assistendo. La Cina, per esempio, chiama «rami spogli» i suoi maschi non sposati (e che non possono trovare moglie perché le femmine occorrenti non sono mai nate), il cui numero è uguale a quello di tutti gli americani maschi in età fertile. Ciò provoca traffico di donne, violenze sessuali, suicidi.
Dalla_stampa: E' tempo di penitenza per le follie nelle chiese
Scritto da admin il 27/07/10
Oh my gol: breviario di abusi liturgici dopo il caso di padre Paul e delle sue messe curvaiole
Paolo Rodari
Paul Vlaar ha quarant’anni e una serie di abusi liturgici alle spalle.
Abusi che fanno audience stando almeno alle migliaia di accessi che sta avendo su YouTube la sua ultima performance.
A poche ore dalla finale mondiale Olanda-Spagna, padre Paul tiene una messa dipinta d’arancione nella sua chiesa vicino ad Amsterdam.
Scopo: pregare Dio che l’Olanda vinca.
Orange sono i paramenti e le candele.
Orange è la porta da calcetto che padre Paul posiziona davanti all’altare.
Prima della consacrazione chiede ai fedeli di calciare dei rigori: “Vi faccio vedere come si para”.
Orange è il dolce tompoezen, quello che alla fine della messa padre Paul promette a tutti i fedeli in caso di vittoria: “Non pane ma tompoezen”, dice.
Certo, tutto finisce male: l’Olanda perde e il vescovo Jozef Punt lo sospende perché “non è accettabile che si approfitti del rito per scopi così mondani”.
Ma per i fedeli padre Paul è il vincitore morale.
Lo stesso sacerdote dice di obbedire ma di non condividere la sanzione.
Dalla_stampa: Spagna, primo aborto «segreto» per legge
Scritto da admin il 26/07/10
Madrid. Si è presentata in una clinica di Barcellona per abortire.
Sola.
I suoi non sanno nulla.
E forse non sapranno mai che la loro ragazza – a 17 anni – la scorsa settimana ha deciso di interrompere una gravidanza senza neppure avvertirli.
È stato il quotidiano La Razon a rivelare la storia (ovviamente del tutto anonima) del primo aborto compiuto in Spagna da una minorenne che non ha informato né genitori né tutori.
Lo prevede la nuova legge del governo di José Luis Rodriguez Zapatero, entrata in vigore il 5 luglio.
Contro la depenalizzazione continuano a fioccare le critiche, soprattutto nel mondo cattolico.
In una lettera pastorale, l’arcivescovo di Burgos, monsignor Francisco Gil Hellin, l’ha definita come una «tirannia» che, «solo in Spagna, ha distrutto più persone delle popolazioni di Saragozza, Cordova e Burgos».
In riferimento all’obiezione di coscienza, l’arcivescovo aggiunge: «Questa legge non è una legge», nessuno «ha il diritto di eliminare un innocente. Dunque, non obbliga. Al contrario, esige un’opposizione frontale e senza distinzioni».
Chi abbia avuto la possibilità di accostarsi agli scritti di Scruton non avrà difficoltà a comprendere la ragione dei tanti modi con cui è stato definito: anticonformista, geniale divulgatore, laicissimamente cattolico, astuto polemista, tuttologo illiberale, o anche, per dirla con il New Yorker, “il più influente filosofo del mondo”.
L’ampiezza delle tematiche affrontate da Scruton è davvero impressionante e sempre trae origine dalla sentita necessità, per l’uomo moderno, di riformulare le sue teorie all’interno di un sistema di pensiero che si attenga alla tradizione senza, al tempo stesso, trascurare l’importanza della conservazione di memorie personali e collettive. Punto di partenza della sua indagine è la crisi profonda dell’uomo occidentale, e in particolare dell’uomo europeo, che si lascia alle spalle tradizione e caratteri ereditari per perdersi sempre più in un indistinto universalismo e in un dedalo di riferimenti che sono sempre più vasti e dispersivi.
Quest’ampia intervista raccolta da Luigi Iannone ha il pregio di affrontare, in breve, uno spettro molto ampio di temi attuali che possa restituirci, in sintesi, il nucleo della sua speculazione: l’idea di stato e di nazione, la necessità di un risveglio della cristianità in Europa, i rapporti tra arte, bellezza e mercato, il conflitto tra scienza e ragione, il matrimonio, l’omosessualità, l’eutanasia, il diritto alla privacy nella società contemporanea e molto altro.
(27 febbraio 1944) è filosofo, letterato, columnist, compositore, editore. E’ attualmente Resident Scholar all’Enterprise Institute.
Luigi Iannone, laureato in Scienze politiche, è tra i fondatori dell’ISIS (Istituto Italiano di Scienze Sociali). Nel 2003 ha ottenuto il Premio nazionale della cultura istituito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per la saggistica. È autore di numerose pubblicazioni.
Card. Angelo Bagnasco
Aricivescovo di Genova
S.Messa nella memoria di San Josemaria Escrivà de Balaguer
Presenza e concretezza
Genova, Cattedrale di San Lorenzo,
22 giugno 2010
Non è forse di Dio che l'uomo di tutti i tempi ha fame e sete anche senza saperlo? ... ne ha bisogno l'uomo contemporaneo sotto tutte le latitudini e in qualunque condizione sociale e culturale ... l'uomo ha bisogno di pane ma anche di verità, ha bisogno di terra ma anche di cielo, ha bisogno dell'amore umano ma ancor più dell'amore di Dio. Ecco la missionarietà, ecco la forma più alta e urgente di quell'amore reciproco a cui il Vangelo ci richiama e ci sospinge.
Omelie - Anno C: Omelia 25 luglio 2010 - XVII Domenica del Tempo Ord.
Scritto da admin il 23/07/10
Domenica Diciassettesima del Tempo Ordinario
Letture
I Lettura: Gen 18, 20-21.23-32
Salmo: Sal 137
II Lettura: Col 2, 12-14
Vangelo: Lc 11, 1-13
Nesso logico tra le letture
I testi liturgici di questa domenica ci insegnano diversi modi di pregare. Abramo appare nella prima lettura come modello di preghiera e di intercessione per gli abitanti di Sodoma. Nel vangelo Gesù Cristo ci insegna con il Padrenostro due modi di pregare: la preghiera di desiderio, nella prima parte, e la preghiera di supplica nella seconda. Il testo della lettera ai colossesi non tratta direttamente della preghiera, ma potremmo dire che offre il fondamento di ogni orazione cristiana, soprattutto di quella liturgica, che è il mistero della morte e resurrezione di Gesù Cristo. O forse si potrebbe parlare della preghiera che si fa vita, dono di sé per amore.
Dalla_stampa: Islam: se si va in guerra, si va per vincere
Scritto da admin il 22/07/10
QUELLO CHE LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI NON HANNO CAPITO IN COREA, VIETNAM, AFGHANISTAN, IRAQ:
se si va in guerra, si va per vincere, altrimenti, meglio stare a casa
di Rino Cammilleri
L’altra sera, vedendo al tg il solito servizio sulla situazione in Afghanistan (i talebani in forte ripresa; anzi, mai così forti), pensavo: è dal tempo della guerra di Corea che i media partecipano ai conflitti in cui sono implicate forze occidentali.
Queste ultime, rette da governi democratici, abbisognano del consenso popolare in patria, dal quale consenso dipendono i finanziamenti (le guerre costano, tanto).
Il risultato: la Corea del Nord è una minaccia nucleare per il mondo (senza contare i milioni di morti, anche per fame, nel Paese-Gulag); il Vietnam è tutto comunista (ricordate i boat-people? e il genocidio nella vicina Cambogia?), mentre i Paesi limitrofi languono sotto i regimi che sappiamo.
Bastò un’auto-bomba per far scappare gli americani dal Libano, e due cadaveri di marines trascinati da un camion per farli scappare dalla Somalia.
E’ dalla guerra di Corea, infatti, che gli occidentali sono costretti a combattere con una mano legata (regole d’ingaggio, rispetto per i civili, limitazione allo spasimo dei caduti...) contro un nemico che, invece, ne approfitta, un nemico per il quale i diritti umani sono solo una debolezza occidentale. E, infatti, è dalla guerra di Corea che gli occidentali perdono un conflitto dietro l’altro (pur essendo in grado di letteralmente asfaltare Corea, Vietnam, Afghanistan eccetera).