Mons. Negri: le sfide della fede

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«Occorre che la Chiesa ritorni a svolgere, a educare i cristiani alla grandezza e alla novità della fede ed eserciti una funzione in qualche modo educativa nei confronti di tutti gli uomini…»

Carissimo Don Gabriele,
vorrei innanzitutto ringraziarti per l’opportunità che mi dai di fare il punto della situazione di un periodo per me nuovo della mia vita, in cui il venir meno di un impegno puntuale, quotidiano per la cura di una chiesa particolare alla quale ho atteso con grande energia (spero con qualche frutto almeno di fronte a Dio, non di fronte agli uomini!), mi ha consentito e mi consente di sintonizzarmi molto di più sulla vita della chiesa universale, sulle sue esigenze: sui suoi problemi, sulle sue difficoltà, che sarebbe inutile o irresponsabile negare.

Ora però penso che soffermarsi sulle difficoltà non sia utile per la vita della Chiesa, che noi amiamo, e che abbiamo imparato ad amare dai primi anni della nostra esistenza con i genitori e poi nelle grandi esperienze formative che abbiamo fatto (i più rilevanti sono stati sicuramente gli anni del seminario).
Noi l’amiamo più che nostra madre: proprio perché capiamo cos’è nostra madre capiamo che cos’è la Chiesa!
Io penso che sia meglio chiederci che cosa serve realmente alla Chiesa di oggi, o, meglio, come ciascuno di noi può collaborare realmente alla vita della Chiesa di oggi. (altro…)

Scuole cattoliche: la concorrenza sleale dello Stato

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Paritarie, tra élite e diplomifici c’è di mezzo la concorrenza sleale dello Stato

Chi attribuisce alle paritarie una crisi di iscrizioni e una forbice qualitativa, come fanno Checchi e De Paola su lavoce.info, dimentica alcune cose essenziali

In un articolo apparso su lavoce.info il 16 gennaio 2018, i professori Daniele Checchi e Maria de Paola hanno proposto un’interpretazione economica del calo di iscritti nelle scuole paritarie tra il 2012/13 e il 2015/16.

Secondo gli autori, un tale calo non sarebbe da imputarsi a ragioni legate al finanziamento pubblico dell’offerta, perché le (poche) risorse statali destinate a queste scuole sono state stabili nel periodo.
La minore attrattiva di queste scuole sarebbe invece dovuta, utilizzando le parole degli autori, “ad un posizionamento agli estremi della distribuzione degli studenti per livelli di abilità: nella parte alta, dove famiglie facoltose vogliono assicurare ai propri rampolli una formazione e un network di ‘qualità’ (…) oppure nella parte bassa, dove le famiglie che possono permetterselo ‘comprano’ per i propri figli titoli di studio dai cosiddetti diplomifici”.

In altre parole, le scuole private avrebbero scelto di diventare o istituti di élite per famiglie ricche, o ambiti eticamente discutibili in cui le famiglie acquistano i titoli di studio senza che avvenga veramente alcun processo educativo. Pertanto, avrebbero così ridotto la propria attrattività e sarebbero destinate ad un calo di iscrizioni, già evidentemente in atto.

Certamente, la (presunta) “crisi” delle scuole paritarie è un fenomeno significativo, ben descritto dall’analisi dell’Istat commentata dagli autori, e con ricadute importanti sullo sviluppo del nostro sistema educativo e della nostra società. L’articolo ha il pregio di proporne alcune interessati interpretazioni.

A mio parere, tuttavia, vi sono due fattori trascurati dall’analisi i quali, invece, meritano una attenzione particolare.  (altro…)

Card. Erdo: l’Occidente è malato

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L’occidente è malato e il morbo che da tempo l’attanaglia “è il relativismo, cioè l’incapacità di dire che qualcosa è oggettivamente giusto o oggettivamente sbagliato”.

E’ stato chiaro, parlando qualche giorno fa a New York, il cardinale Péter Erdo, dal 2002 arcivescovo di Budapest e primate d’Ungheria, uno dei paesi più in rotta con Bruxelles circa la strada da percorrere per determinare il futuro dell’Unione. Erdo – che è stato anche presidente delle Conferenze episcopali europee e Relatore generale all’ultimo Sinodo dei vescovi, quello sulla famiglia – ha parlato alla Columbia University, dove ha tenuto la Bampton lecture.

“Il relativismo è all’origine della grave crisi che caratterizza gli stati moderni secolari. Senza un fondamento nella legge naturale, le società diventano instabili e il male morale diviene ammissibile”.

Una fotografia cupa, la sua, la quale più che nel pessimismo affonda le radici nel realismo: “E’ ormai divenuto difficile per lo stato decidere ciò che è buono per l’uomo, avendo smarrito ogni ancoraggio alla legge naturale e a una prospettiva religiosa. Indebolendo la fede nella razionalità del mondo le società perdono fiducia nelle istituzioni democratiche”.
Ecco allora che “anche le maggioranze possono prendere decisioni sbagliate o dannose, soprattutto se il concetto di bene comune diventa incerto, dal momento che non c’è più consenso nemmeno sui fondamenti antropologici della legge”. (altro…)

Mons. Leonardi: Roma non vuole Erdogan

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di Mons. Oreste Leonardi, Primicerio della Collegiata di S. Petronio, Bologna

La visita di Erdogan a Roma, per una strana coincidenza, si è svolta proprio nel dodicesimo anniversario dell’uccisione a Trebisonda di don Andrea Santoro, al grido di “Allah è grande”.
Erdogan ha incontrato il Papa, poi Mattarella, Gentiloni e infine i responsabili di grandi gruppi italiani per parlare d’affari (Impregilo, Leonardo, Pirelli, Snam, Ferrero, Astaldi, Confindustria).
Tutti gli incontri sono stati blindati e severamente interdetti alla stampa.

La visita è stata preceduta e accompagnata dalle proteste della Rete Kurdistan in Italia e da molti interrogativi, perplessità e anche da un certo imbarazzo. L’Italia, infatti, è il primo Paese a ricevere il presidente turco da quando Erdogan ha scatenato la potenza di fuoco del suo esercito contro i curdi, nell’enclave di Afrin, in territorio siriano.

Si tratta di una regione dove curdi, cristiani, arabi, turkmeni, yazidi convivevano pacificamente, uno dei luoghi più sicuri, dove i profughi in fuga dagli orrori della guerra siriana avevano trovato accoglienza e pace. I bombardamenti di Erdogan fanno strage di civili, i morti sono già centinaia e i feriti migliaia, molti sono bambini. (altro…)

Un editore lancia il “progetto purezza”

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(Giovanni Zenone, 7/2/2018). Il mondo in cui viviamo, tramite la TV, ma soprattutto con internet disposizione 24 ore al giorno col cellulare, attenta in modo invasivo e irresistibile alla purezza dei giovani e non solo dei giovani.
Credo che sia inutile farci illusioni: il mondo delle immagini, della musica, dei video che in media i giovani frequentano 8 ore al giorno (se n’era mai accorto?) ha una forza enorme rispetto a quel poco che fa la scuola, la parrocchia, la famiglia, nonostante tutta la buona volontà.

Chi fa formazione su questi temi oggi spaccia il permissivismo, la pornografia, la violenza, la promiscuità come valori “inclusivi” e di “apertura”. E questo capita anche in ambienti cattolici!!!
Figuriamoci in certe scuole, sia statali che formalmente cattoliche…
Conosco personalmente una scuola cattolica dove hanno suggerito un romanzo per adolescenti con scene di sesso omosessuale esplicito fin nei più triviali e vomitevoli particolari!

Fede & Cultura (https://shop.fedecultura.com/Progetto-Purezza-p100664216) da’ strumenti, conoscenze e competenze di fede e di formazione umana – da quelle più semplici per l’educazione dei bambini a quelle per adulti, catechisti e sacerdoti – che sono testate su noi stessi e sui nostri figli come genitori, come nonni, come insegnanti.

Le voglio suggerire quattro libri del chastity Project che – come hanno aiutato me e i miei figli – saranno un mezzo formidabile ed efficace per tutelare l’integrità dei suoi figli e nipoti e delle persone cui vuole del bene: (altro…)

1968: una rivoluzione contro le radici

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Una Rivoluzione culturale
«Avevo vent’anni e non permetterò a nessuno di dire che questa è l’età più bella della vita»: è l’epitaffio – una frase di Paul Nizan – che Marco Riva, ventunenne redattore del Quotidiano dei lavoratori, chiede per sé nella lettera scritta ai familiari prima di suicidarsi all’interno della propria auto, l’8 gennaio 1971.
Il tragico gesto di Marco Riva si sarebbe drammaticamente riprodotto e diffuso negli anni seguenti, insieme al crescere esponenziale dei morti per eroina: ma, nel 1971, rappresentava in Italia una funesta anticipazione della drammatica conclusione dell’utopia perseguita da una generazione, simbolicamente datata 1977.
Gli storici che più attentamente hanno analizzato il fenomeno del Sessantotto in Occidente lo hanno definito una Rivoluzione culturale, che inizia nella seconda metà degli anni 1950 del XX secolo, ha nel 1968 la sua esplosione e si stabilizza negli anni seguenti, consolidando un rapido cambiamento nei ~ valori di riferimento, nei modi di vivere e quindi nelle leggi. (altro…)

Mons. Negri: Fascismo, allarmi ideologici e diseducativi

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«Dobbiamo stare attenti a non enfatizzare delle cose che esistono relativamente. A me non pare che ci siano pericoli particolari…  Ogni forma di violenza, da qualunque parti arrivi, è sempre da rifiutare, assolutamente, senza però gridare “al lupo, al lupo” tutti i momenti».

Queste parole del cardinale Angelo Bagnasco a chi gli chiedeva se non fosse preoccupato per il ritorno di movimenti fascisti, sono da condividere pienamente.
Proprio per la mia personale esperienza di decenni di attività pastorale e culturale fra i giovani, a Milano e non solo, posso testimoniare che questo richiamo al fascismo o alla rinascita del fascismo che ritorna periodicamente è una delle cose più vergognose del nostro paese, ed è costato violenza e sangue ai giovani italiani. (altro…)

Perché oggi non possiamo essere clericali

1 CommentoAttualità

Straordinaria meditazione, da leggere al p.c., cioè con calma, prendendosi 5′ per rifletterci sopra.

Perché ci vuoi uomini di preghiera, ma anche di azione responsabile.
Consapevoli che non ci sono altri che recitano la parte che ci hai dato

Te Deum laudamus per l’irrilevanza politica di quel che rimane del popolo cattolico italiano. E per la difficoltà che esso ha di trovare guide e di dare testimonianza nel mondo.

Non avendo nulla del progressista, rendo grazie a Dio non in ossequio a un pauperismo di risulta, all’insegna del finalmente siamo riusciti a eliminare i condizionamenti confessionali dalla vita pubblica.
È insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, confermato dalla realtà, che le leggi influenzano i comportamenti dei singoli e del corpo sociale; norme come quelle approvate nella legislatura appena conclusa, che sovvertono le basi della comunità familiare, della relazione educativa, dell’aiuto ai più deboli, della tutela del concepito, dell’ammalato, dell’anziano, indeboliscono i fondamenti della vita civile.

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Di fronte alla crisi nella Chiesa

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Di fronte alla situazione confusa creatasi nella chiesa in questi ultimi anni, che cosa avrebbe detto il prof. Plinio Corrêa de Oliveira?
Ecco la domanda che, in numero sempre crescente, si stanno facendo tanti discepoli e simpatizzanti del noto leader cattolico brasiliano, in Italia e all’estero.
Essendo egli scomparso nel 1995, è ovviamente impossibile rispondere con certezza apodittica. Possiamo, tuttavia, tracciare un parallelo con un’altra situazione storica.

Siamo nel 1970. Le riforme liturgiche volute da papa Paolo VI (il Novus Ordo Missae), avevano suscitato forti reazioni. I fedeli si sentivano smarriti e scoraggiati. Due autorevoli cardinali – Ottaviani e Baci – avevano scritto una supplica al Pontefice, presentando un «Breve Esame Critico del “Novus Ordo Missae”». Era la punta dell’iceberg di una richiesta di chiarezza che andrà crescendo nei decenni successivi.
Sul fronte politico, il Vaticano era impegnato nella cosiddetta Ostpolitik, ovvero la politica di dialogo e di concessioni al comunismo sovietico. La sua figura di punta era mons. Agostino Casaroli. Anni più tardi, il cardinale slovacco Ján Chryzostom Korec la sintetizzerà in una frase lapidaria: “L’Ostpolitik tradì la parte sana della Chiesa, la nostra grande speranza. L’Ostpolitik le tagliò le vene, lasciando migliaia di giovani profondamente sdegnati”.
Ci fu a Roma una marcia pubblica per chiedere luce sulle riforme nella Chiesa, alla quale parteciparono quasi duemila persone. Radunati davanti a piazza S. Pietro, i manifestanti chiesero l’attenzione del Pontefice, che non ottennero. Pochi giorni prima egli aveva ricevuto nella Cappella Sistina il patriarca scismatico Vasken.

Interpellato in merito, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira scrisse, sotto forma di un fittizio scambio epistolare, l’articolo che riproduciamo qui di seguito e che, crediamo, possa riflettere in maniera assai fedele l’atteggiamento che egli avrebbe avuto ai giorni nostri di fronte all’attuale situazione.  (altro…)

Messori: Come la mettiamo con l’Andalusia?

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L’ISLAM SOGNA DI CONQUISTARE L’EUROPA, A COMINCIARE DALLA SPAGNA (IN ARABO: ANDALUSIA)

Il Corano divide il mondo in due parti: quello della pace (musulmano), e quello della guerra (non musulmano)

di Vittorio Messori

Dopo la strage sulla Rambla barcellonese ci si è chiesti perché la Spagna sia un obiettivo privilegiato per il terrorismo islamico. Ebbene, rifacendosi alla storia, due sarebbero le ragioni.

La prima è che gli spagnoli sono gli ultimi europei ad avere ancora due possedimenti – seppur ciascuno di pochi chilometri quadrati – sul territorio africano, per giunta islamico: sono le città di Ceuta e Melilla sulle coste del Marocco.
Le città – entrambe sugli 80mila abitanti – sono di proprietà spagnola da secoli (furono basi per combattere, guarda caso, la pirateria saracena) e la loro popolazione è composta quasi interamente da spagnoli.

Ma, come si sa, i fedeli del Corano dividono il mondo in due parti: quello della pace, musulmano, e quello della guerra. Che è poi tutto il pianeta non ancora passato sotto la sudditanza della mezzaluna.
È intollerabile, per loro, l’esistenza di quei due “tumori degli infedeli” all’interno di un Paese che è “loro”. Da qui la lunga, violenta polemica del Marocco, cui si oppone il rifiuto di cessione della Spagna, ricordando che popolazione, abitudini, lingua, religione di Ceuta e di Melilla sono da secoli spagnoli. (altro…)